L'impatto dell'intelligenza artificiale sul nostro modo di studiare, di fare ricerca e di coltivare le nostre passioni
Gli studenti che usano ChatGPT per fare i compiti sono un esempio (ahimè) piuttosto comune di come l'intelligenza artificiale possa diventare una ingannevole (ma comoda) scorciatoia che rischia di alterare profondamente i nostri meccanismi di apprendimento.
Affidare ad una macchina (più o meno intelligente) il compito di "apprendere al posto nostro" rischia di trasformarci in esseri stupidi ed incapaci di distinguere il vero dal falso. Forse scenari di questo tipo sono perfettamente compatibili con chi prevede l'avvento un nuovo "feudalesimo tecnologico" nel quale una massa di essere intellettualmente inferiori dipenderanno da pochi "signori delle tecnologie", ma io credo invece che gli strumenti dell'intelligenza artificiale debbano essere usati per esaltare le capacità della mente umana, piuttosto che per atrofizzarle.
Per chi - come me - ha dedicato una intera vita professionale all'educazione delle giovani generazioni la sfida appare chiara, difficile, ma non persa a priori. Per gestire i possibili (reali) rischi non basta lanciare anatemi o prevedere anacronistici divieti: bisogna invece capire cosa stia effettivamente accadendo e controllare gli avanzamenti tecnologici senza timori reverenziali.
Ciò vale per qualsiasi attività intellettuale, dalla formazione delle giovani generazioni alla coltivazione delle nostre passioni che ci accompagna ad ogni età.
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